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Rock Bottom
10 maggio 2006, 15:54
Filed under: Consigli CD

Questa è la prefazione che Robert Wyatt ha scritto per la ristampa del disco di qualche anno fa…ci sono delle parti bellissime..come quella sulla vechia casa demolita..quasi liriche nel loro minimalismo

sarà che sono un tipo sensibile

R o c k B o t t o m
(La strana storia di un pezzo musicale)

Questa musica iniziò a emergere a Venezia, durante l’inverno del 1972,
sulla piccola isola di Giudecca in una enorme vecchia villa con vista
sulla laguna.

Per un paio di mesi ho passato i giorni da solo, mentre Alfie e un
gruppo di amici passavano i loro giorni lavorando ad un film. Dopo
anni di lavoro costante, in gruppi e sulla strada, non ero abituato a
non far niente tutto il giorno. Per tenermi occupato, Alfie mi comprò
una piccola tastiera essenziale con un vibrato particolare, che
luccicava come l’acqua che ci circondava. La struttura essenziale
della musica fu scritta là, tra un guardare le lucertole sui muri
della villa e un visitare il bar del luogo per sentire dei gondolieri
fuori servizio allenarsi con ‘O Sole Mio’.

‘Don’t Look Now’, il film a cui i miei amici stavano lavorando, era
incentrato su una serie di disastri imprevisti nella vita di una
coppia. La stessa Venezia partecipava come una sinistra presenza nel
film. Alfie si ricorda sempre di Nic Roeg, il regista, che ripeteva il
tema del film: NON SIAMO PREPARATI.

Tornato a Londra, durante la primavera del 1973, ho iniziato a
organizzare un nuovo gruppo per suonare il materiale che stavo
preparando. Continuai a lavorare sulla musica, e scrissi le parole di
‘Alife’, ‘Sea Song‘, e ‘A Last Straw’ nell’appartamento di Alfie al
21° piano di un palazzo comunale costruito di recente in Harrow Road.
Questo palazzo è stato demolito qualche anno fa. Era un rischio per la
salute, pieno di amianto che si sfaldava. Lo spazio che occupavamo,
dove abbiamo dovuto conoscerci a vicenda, è ora parte del cielo.
Spesso guardiamo in quell’aria, e immaginiamo i nostri spettrali
giovani alter ego sospesi là, impreparati per quello che sarebbe
successo.

Il 1° giugno del 1973, la notte prima che il nuovo gruppo facesse la
prima prova, sono caduto da una finestra al quarto piano e mi sono
rotto la spina dorsale. Sono stato ricoverato allo Stoke Mandeville
Hospital per otto mesi, dove mi hanno salvato la vita e insegnato a
vivere su una sedia a rotelle.

Ho passato tre mesi giacendo sulla schiena, fissando il soffitto di un
surreale dormitorio pubblico in mezzo a venti altre persone le cui
vite sono state cambiate radicalmente in una frazione di secondo;
vittime di una cattiva guida, di incidenti sul lavoro, di una piroetta
mal calcolata dal trampolino, di una fuga col piede sbagliato durante
un furto. Tutti noi dovevamo pensare al nostro futuro.

Io sono sceso a patti col fatto che non ero più un batterista, e che
suonare dal vivo sarebbe stato molto problematico. Non avevo più
bisogno di preparare la musica per un gruppo permanente, mi dovevo
concentrare sulla registrazione, e dovevo cantare di più. Avrei avuto
la possibilità di scegliere diversi musicisti per diverse canzoni. Non
avrei dovuto mantenere gli stessi strumenti per ogni canzone. La
perdita delle mie gambe avrebbe potuto darmi un nuovo tipo di libertà.
(Lo scassinatore stava prendendo in considerazione la truffa come
nuova carriera).

Tra visitatori, operazioni e confusioni ospedaliere, iniziai a pensare
alla musica che stavo preparando in un modo diverso. Dopo tre mesi, mi
fu data la mia sedia a rotelle e trovai un vecchio pianoforte nella
stanza dei visitatori. Marinavo più spesso possibile le attività che
assegnano ai neo-paralitici come terapia (tiro con l’arco, e incollare
mosaici sulle bottiglie per ottenere delle curiose lampade), e fuggivo
al pianoforte, se la stanza era libera, per sviluppare le canzoni
iniziate con le lucertole nella laguna di Venezia.

Quando lasciai l’ospedale, ero pronto a registrare, ma ora non avevamo
un posto in cui vivere. Una gentile amica, Delfina, ci prestò un
cottage compatibile con la sedia a rotelle nel Wiltshire. Là,
all’inizio del 1974, iniziai a registrare con il Mobile Studio della
Virgin Records parcheggiato nel campo vicino, mentre un asino ragliava
in sottofondo. In primavera, trovammo una stanza a Londra dove mi
preparai ai contributi degli altri musicisti che furono registrati e
mixati ai Manor Studio e alla CBS.

Il 26 luglio del 1974, (il 21° anniversario dell’attacco a Moncada, la
prima azione che portò poi alla rivoluzione cubana), uscì Rock Bottom,
e io sposai Alfie, e vivemmo felici e contenti.

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